Celiachia e sistema endocannabinoide: cosa succede davvero nell’intestino
SCIENZA, GLUTINE E COSE ASSURDE CHE FA IL CORPO

IL TUO INTESTINO HA UN SISTEMA ENDOCANNABINOIDE. E CON LA CELIACHIA SUCCEDE UNA COSA ASSURDA.

Durante la celiachia attiva alcuni recettori del sistema endocannabinoide aumentano nella mucosa intestinale. In uno studio pubblicato nel 2013, l’espressione dell’RNA messaggero di CB2 era quasi dieci volte maggiore nei celiaci non trattati rispetto ai controlli. E quando alcune biopsie sono state esposte alla gliadina in laboratorio, CB1 è aumentato fino a circa quattro volte.

No, non significa che il nostro corpo stia chiedendo una canna.

Significa qualcosa di molto più interessante: quando la celiachia è attiva, il nostro intestino sembra modificare anche una parte del proprio sistema endocannabinoide. [1]

Ed è una di quelle cose che, quando le leggi per la prima volta, ti fanno pensare che il corpo umano sia contemporaneamente una macchina meravigliosa e una discreta sfattonata biologica.

Prima di proseguire: nello studio NON hanno fatto assumere cannabis, THC o CBD ai pazienti. Hanno studiato biopsie della mucosa duodenale e alcuni esperimenti sono stati eseguiti ex vivo, cioè su tessuto mantenuto in laboratorio. [1]

ASPETTA: ABBIAMO DAVVERO DEI RECETTORI CANNABINOIDI?

Sì.

Il nostro organismo possiede un sistema endocannabinoide, un sistema biologico che esiste indipendentemente dal fatto che una persona abbia mai visto della cannabis in vita sua. [6] [7]

Il corpo produce infatti proprie molecole chiamate endocannabinoidi. Una delle più conosciute è l’anandamide.

Queste molecole interagiscono con diversi bersagli, tra cui i recettori CB1 e CB2. [6] [7]

La parte importante: “cannabinoide” non significa automaticamente “cannabis”.

Gli endocannabinoidi vengono prodotti dal nostro stesso organismo. La cannabis contiene invece fitocannabinoidi, cioè molecole vegetali capaci di interagire in modi diversi con questo sistema.

Nel tratto gastrointestinale il sistema endocannabinoide è coinvolto, direttamente o indirettamente, nella regolazione di processi come motilità, sensibilità viscerale, secrezioni, comunicazione nervosa e risposta immunitaria. [6] [7]

Ed è proprio per questo che alcuni ricercatori si sono chiesti: che cosa succede a questo sistema quando l’intestino è infiammato dalla celiachia?

19 APRILE 2013: LO STUDIO CHE HA GUARDATO DENTRO L’INTESTINO

Il 19 aprile 2013 Natalia Battista, Antonio Di Sabatino e colleghi pubblicano su PLoS ONE lo studio: “Altered Expression of Type-1 and Type-2 Cannabinoid Receptors in Celiac Disease”. [1]

L’obiettivo non era capire se la cannabis potesse curare la celiachia.

La domanda era molto più precisa:

CB1 e CB2 cambiano nella mucosa intestinale quando la celiachia è attiva?

Per scoprirlo, i ricercatori hanno analizzato biopsie del duodeno, il tratto iniziale dell’intestino tenue nel quale la celiachia provoca le caratteristiche alterazioni della mucosa. [1]

Lo studio comprendeva tre gruppi:

16 persone con celiachia attiva e non ancora trattata
17 persone celiache in dieta senza glutine da almeno 12 mesi
19 controlli senza celiachia

Nei pazienti con celiachia non trattata erano presenti anticorpi anti-endomisio positivi e lesioni intestinali classificate Marsh IIIb o IIIc. Nei pazienti trattati, invece, la dieta senza glutine veniva seguita da almeno un anno, gli anticorpi anti-endomisio erano negativi e la struttura duodenale risultava sostanzialmente normale. [1]

Dettaglio fondamentale: non si trattava delle stesse persone analizzate prima e dopo la dieta. Erano gruppi differenti.

Quindi possiamo osservare un’associazione tra malattia attiva, dieta senza glutine ed espressione dei recettori, ma non trasformare questo studio in un perfetto esperimento “prima e dopo”.

E QUI ARRIVA LA PARTE ASSURDA

Nelle biopsie dei celiaci con malattia attiva i ricercatori hanno trovato molte più cellule positive per CB1 e CB2 rispetto ai celiaci trattati e ai controlli. [1]

L’aumento non compariva soltanto osservando le cellule al microscopio: le differenze emergevano anche analizzando RNA messaggero e proteine. [1]

≈10× L’RNA messaggero di CB2 risultava quasi dieci volte più elevato nella mucosa dei celiaci non trattati rispetto alla mucosa dei controlli sani. [1]

Fermiamoci un secondo.

Non stiamo parlando di qualcuno che aveva assunto cannabis.

Stiamo parlando dell’intestino di persone con celiachia attiva che presentava una regolazione profondamente diversa di recettori appartenenti al sistema endocannabinoide.

CB1 risultava anch’esso aumentato nella malattia attiva. Nel gruppo che seguiva la dieta senza glutine l’espressione risultava generalmente più bassa rispetto ai non trattati e, a livello proteico, più vicina a quella dei controlli. [1]

La situazione era però più complessa di un semplice interruttore “acceso con glutine / spento senza glutine”: per esempio, alcuni dati sull’RNA messaggero di CB1 non risultavano completamente sovrapponibili ai dati proteici. [1]

POI HANNO MESSO LA GLIADINA SULLE BIOPSIE

Ed è probabilmente questa la parte più spettacolare dell’esperimento.

I ricercatori hanno preso biopsie da pazienti celiaci già trattati con dieta senza glutine e le hanno mantenute in coltura per 24 ore. [1]

Una parte delle biopsie veniva mantenuta nel terreno di controllo. L’altra veniva esposta a un preparato di gliadina digerita con pepsina e tripsina. [1]

Risultato?

≈4× Dopo l’esposizione alla gliadina, l’espressione proteica di CB1 aumentava fino a circa quattro volte rispetto alle biopsie mantenute nel solo terreno di controllo. [1]

Anche CB2 aumentava significativamente dopo l’esposizione alla gliadina. [1]

La parte affascinante è questa: un componente del glutine rilevante per la celiachia entra in contatto con la mucosa e, nel modello ex vivo utilizzato dai ricercatori, cambia anche l’espressione di recettori del sistema endocannabinoide.

È il genere di risultato che fa capire quanto sia riduttivo descrivere la celiachia semplicemente come “il glutine mi fa venire mal di pancia”.

Dietro c’è una risposta biologica estremamente complessa, che coinvolge sistema immunitario, epitelio intestinale, mediatori, enzimi, segnali cellulari e — apparentemente — anche il sistema endocannabinoide.

NO, PERÒ: NON HANNO SCOPERTO CHE IL GLUTINE “FA SBALLARE” L’INTESTINO

Prima che Internet faccia Internet, serve una precisazione.

Più recettori non significa automaticamente maggiore attività funzionale dell’intero sistema.

I ricercatori testarono anche la capacità dei recettori presenti nelle biopsie di legare un agonista sintetico. Il legame osservato risultò simile nei tre gruppi: circa 186 fmol/mg nei controlli, 200 fmol/mg nei celiaci non trattati e 193 fmol/mg nei celiaci trattati. [1]

Traduzione: c’erano differenze importanti nella quantità e nell’espressione di CB1 e CB2, ma il test funzionale utilizzato non mostrava un aumento equivalente della capacità di legame.

Ed è esattamente il motivo per cui in medicina bisogna distinguere tra un segnale biologico interessante e una terapia che funziona davvero nelle persone.

E NON ERA NEMMENO IL PRIMO INDIZIO

Il lavoro del 2013 non nasceva dal nulla.

2007: PIÙ ANANDAMIDE NELLA CELIACHIA ATTIVA

Nel 2007 D’Argenio e colleghi avevano già descritto un’iperattività del sistema endocannabinoide intestinale nella celiachia. Lo studio trovò livelli aumentati di anandamide nella mucosa atrofica dei pazienti con malattia attiva, con valori inferiori durante la remissione. [2]

Lo stesso lavoro comprendeva anche un modello animale di danno intestinale indotto da metotrexato. [2]

2012: CAMBIA ANCHE IL METABOLISMO DELL’ANANDAMIDE

Nel 2012 Battista e colleghi studiarono il metabolismo dell’anandamide nella celiachia e osservarono alterazioni dell’enzima NAPE-PLD, coinvolto nella sua biosintesi. [3]

Nella mucosa dei celiaci non trattati l’attività di questo enzima risultava maggiore rispetto ai celiaci trattati e ai controlli. Anche in questo studio l’esposizione ex vivo alla gliadina modificava il sistema analizzato. [3]

2012: PURE LA GENETICA ENTRA NELLA STORIA

Sempre nel 2012 uno studio condotto su una popolazione pediatrica dell’Italia meridionale analizzò una variante del gene CNR2, che codifica il recettore CB2. [4]

La variante Q63R risultò significativamente associata alla celiachia nella popolazione studiata. [4]

Un’associazione genetica non significa che quella variante causi da sola la celiachia e non significa che possa essere utilizzata, da sola, come test diagnostico o indicazione terapeutica.

È un dato di ricerca che necessita di essere interpretato nel contesto della genetica estremamente complessa della malattia.

QUINDI PERCHÉ È UNA SFATTONATA?

Perché il sistema endocannabinoide non è un accessorio messo lì per permettere alla cannabis di avere un effetto sul nostro organismo.

È un sistema biologico nostro.

E nella celiachia attiva sembra reagire insieme al resto della mucosa.

  • L’anandamide cambia: era già stata trovata aumentata nella mucosa celiaca attiva. [2]
  • Cambia il metabolismo dell’anandamide: sono state osservate alterazioni dell’enzima NAPE-PLD. [3]
  • Cambiano CB1 e CB2: la loro espressione aumenta nella mucosa con celiachia attiva. [1]
  • La gliadina modifica il sistema ex vivo: nelle biopsie studiate in laboratorio aumenta l’espressione dei recettori. [1]
  • Esistono perfino indizi genetici: una variante di CNR2 è stata associata alla celiachia in una specifica popolazione pediatrica. [4]

Sono pezzi diversi dello stesso puzzle.

Non bastano per dirci esattamente quale ruolo abbia il sistema endocannabinoide nella celiachia, ma rendono difficile liquidare il fenomeno come una coincidenza priva di interesse.

E QUINDI LA CANNABIS CURA LA CELIACHIA?

NO.

Ed è probabilmente la frase più importante di tutto l’articolo.

Gli studi appena descritti riguardano il sistema endocannabinoide umano.

Non dimostrano che fumare cannabis, assumere THC oppure utilizzare CBD possa bloccare la risposta autoimmune al glutine, guarire l’atrofia dei villi o rendere sicuro mangiare glutine. [1] [8]

Quello che sappiamoQuello che NON sappiamo
CB1 e CB2 risultano maggiormente espressi nella mucosa con celiachia attiva. Che assumere cannabinoidi riduca il danno provocato dal glutine.
L’RNA messaggero di CB2 era quasi 10 volte maggiore nei celiaci non trattati rispetto ai controlli nello studio del 2013. Che dieci volte più recettori equivalgano a dieci volte più attività del sistema.
La gliadina aumentava CB1 e CB2 nelle biopsie studiate ex vivo. Che THC o CBD impediscano l’atrofia dei villi dopo aver mangiato glutine.
Il sistema endocannabinoide potrebbe partecipare ai meccanismi della malattia. Quale parte del sistema sarebbe eventualmente utile attivare, bloccare o modulare farmacologicamente.
È un possibile campo di ricerca farmacologica. Che esista oggi una terapia cannabinoide efficace contro la celiachia.

“MA SE RIDUCE IL DOLORE, ALLORA AIUTA?”

È un’altra trappola logica.

I cannabinoidi possono influenzare diversi aspetti della funzione gastrointestinale, tra cui motilità, nausea e percezione del dolore. La ricerca clinica sui cannabinoidi nel tratto gastrointestinale riguarda diverse condizioni, ma risultati ottenuti in altre patologie non possono essere trasferiti automaticamente alla celiachia. [6]

Meno dolore non significa meno danno intestinale.

Meno nausea non significa villi protetti.

Sentirsi bene dopo aver assunto glutine non significa che l’intestino sia immune alle conseguenze della celiachia.

La celiachia può provocare alterazioni della mucosa anche quando i sintomi sono modesti o assenti. Per questo la percezione soggettiva non può essere utilizzata per stabilire se un’esposizione al glutine sia stata innocua.

E NEL MONDO REALE? I CELIACI USANO PIÙ CANNABIS?

Nel 2020 è stato pubblicato uno studio osservazionale basato sui dati statunitensi NHANES 2009–2014 che ha analizzato i modelli di utilizzo della marijuana nelle persone con celiachia diagnosticata, celiachia non diagnosticata identificata mediante sierologia, persone che evitavano il glutine e controlli. [5]

Tra le persone che avevano utilizzato marijuana almeno una volta, l’uso almeno mensile risultava meno frequente nel piccolo gruppo con celiachia già diagnosticata. [5]

Nel gruppo con celiachia non diagnosticata il consumo regolare appariva invece più frequente, ma l’intervallo di confidenza dell’associazione comprendeva anche l’assenza di effetto. [5]

Questo studio descrive comportamenti. Non dimostra che la marijuana causi, prevenga, migliori o nasconda la celiachia.

E IL CBD?

CBD, THC, cannabis ed endocannabinoidi non sono quattro modi per indicare la stessa cosa.

Il THC è il principale composto responsabile degli effetti psicotropi tipici della cannabis. Il CBD possiede caratteristiche farmacologiche differenti e non provoca lo stesso “high”.

Ma “non fa sballare” non significa automaticamente innocuo, né tantomeno significa efficace contro la celiachia.

La Food and Drug Administration statunitense ricorda che l’unico farmaco umano a base di CBD da essa approvato è indicato per specifiche forme di epilessia, non per la celiachia. [9]

La FDA segnala inoltre possibili interazioni farmacologiche ed effetti avversi, compreso il rischio di alterazioni degli enzimi epatici. [9]

In uno studio randomizzato e controllato descritto dalla FDA nel 2025, adulti sani hanno assunto CBD orale a dosi di circa 250–550 mg al giorno per 28 giorni. Il 5,6% dei partecipanti che assumevano CBD ha sviluppato valori di ALT o AST superiori a tre volte il limite superiore della norma, contro nessun partecipante nel gruppo placebo. [10]

Questo non significa che qualunque utilizzo di CBD provochi danni al fegato. Significa semplicemente che una sostanza può essere naturale e avere comunque effetti farmacologici ed effetti indesiderati reali.

E C’È PURE IL PARADOSSO DEL VOMITO

L’utilizzo frequente e prolungato di cannabis è associato in alcune persone alla sindrome da iperemesi cannabinoide, caratterizzata da episodi ricorrenti di nausea, vomito e dolore addominale. [11]

Esatto: una sostanza spesso associata nell’immaginario comune al trattamento della nausea, in alcune condizioni di utilizzo cronico può essere associata proprio a una sindrome caratterizzata da vomito ricorrente.

Il corpo umano, ancora una volta, ha deciso di non essere semplice.

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IL SISTEMA ENDOCANNABINOIDE È COMPLESSO.
LA MAGLIETTA MOLTO MENO.

La cannabis non cura la celiachia. Le nostre magliette nemmeno. Ma almeno non promettono miracoli.

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QUINDI QUAL È OGGI LA TERAPIA?

Per la celiachia la terapia di riferimento rimane una dieta rigorosamente senza glutine.

Le linee guida dell’American College of Gastroenterology indicano l’esclusione dei cereali contenenti glutine rilevanti per la malattia, insieme a un adeguato follow-up clinico e nutrizionale. [8]

Cannabis, THC e CBD non sostituiscono la dieta senza glutine, non hanno dimostrato di rendere innocua una contaminazione e non permettono a una persona celiaca di mangiare glutine in sicurezza.

IL VERO PUNTO DELLO STUDIO

Il dato interessante non è:

“La cannabis potrebbe curare la celiachia.”

Il dato interessante è:

Quando la celiachia è attiva, cambia anche il sistema endocannabinoide della mucosa intestinale.

Nel 2007 erano già emerse alterazioni dell’anandamide. [2]

Nel 2012 sono state osservate alterazioni del suo metabolismo e un’associazione genetica riguardante CB2. [3] [4]

Nel 2013 il quadro si è arricchito con l’aumento dell’espressione di CB1 e CB2 nella mucosa celiaca attiva e con la risposta osservata dopo esposizione ex vivo alla gliadina. [1]

Sono passati anni e questi risultati non si sono trasformati in una terapia cannabinoide approvata contro la celiachia.

Questo non rende gli studi inutili.

Anzi.

Ci ricordano quanto sia incredibilmente più complesso ciò che succede nel corpo di una persona celiaca rispetto alla solita frase: “Vabbè, non puoi mangiare il pane.”

I LIMITI, PERCHÉ LA SCIENZA NON È UN REEL DI 15 SECONDI

  • Campione piccolo: lo studio del 2013 comprendeva complessivamente 52 persone e alcune analisi sono state effettuate su sottogruppi ancora più piccoli. [1]
  • Gruppi differenti: non trattati, trattati e controlli non erano le stesse persone seguite nel tempo. [1]
  • Esperimenti ex vivo: una biopsia mantenuta in laboratorio per 24 ore non equivale all’intero organismo umano.
  • Endpoint molecolari: più RNA o più proteina non significano automaticamente un beneficio clinico.
  • Nessun cannabinoide terapeutico testato: lo studio del 2013 non ha somministrato cannabis, CBD o THC ai pazienti. [1]
  • Letteratura specifica ancora limitata: molti degli studi direttamente dedicati a celiachia e sistema endocannabinoide risalgono al periodo 2007–2013.

MORALE DELLA STORIA

Abbiamo un sistema endocannabinoide.

Ce l’abbiamo anche nell’intestino.

E quando la celiachia è attiva, alcuni suoi componenti cambiano in maniera misurabile.

CB2 mRNA quasi 10 volte più alto nella mucosa celiaca attiva.

CB1 fino a circa 4 volte dopo esposizione ex vivo alla gliadina.

Anandamide alterata.

Enzimi del suo metabolismo alterati.

Tutto questo è scientificamente interessante.

Ma:

“Il sistema endocannabinoide è coinvolto” NON significa “la cannabis cura la celiachia”.

“CB1 e CB2 aumentano” NON significa “bisogna assumere THC o CBD”.

“Meno sintomi” NON significa “il glutine non sta facendo danni”.

Per ora la conclusione più bella è forse un’altra:

ogni volta che pensiamo di aver capito quanto sia complicato il corpo umano, il corpo umano trova un modo per dirci: “carino, ma non avete ancora visto niente”.

Se ti piacciono gli articoli che partono da uno studio vero e non da “mio cugino prende il CBD e ora mangia la pizza”, segui Se un celiaco ti morde e Gluten Free Club.

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FONTI SCIENTIFICHE

  1. Battista N, Di Sabatino A, Di Tommaso M, et al. “Altered Expression of Type-1 and Type-2 Cannabinoid Receptors in Celiac Disease”. PLoS ONE. 2013;8(4):e62078. Pubblicato il 19 aprile 2013. DOI: 10.1371/journal.pone.0062078. Studio primario su CB1, CB2, biopsie duodenali ed esposizione ex vivo alla gliadina. Testo completo.
  2. D’Argenio G, Petrosino S, Gianfrani C, et al. “Overactivity of the intestinal endocannabinoid system in celiac disease and in methotrexate-treated rats”. Journal of Molecular Medicine. 2007;85(5):523–530. DOI: 10.1007/s00109-007-0192-3. Studio sull’aumento dell’anandamide nella mucosa celiaca attiva. PubMed.
  3. Battista N, Di Sabatino A, Di Tommaso M, et al. “Abnormal anandamide metabolism in celiac disease”. Journal of Nutritional Biochemistry. 2012;23(10):1245–1248. DOI: 10.1016/j.jnutbio.2011.06.017. Studio sul metabolismo dell’anandamide e sull’enzima NAPE-PLD. PubMed.
  4. Rossi F, Bellini G, Tolone C, et al. “The cannabinoid receptor type 2 Q63R variant increases the risk of celiac disease: implication for a novel molecular biomarker and future therapeutic intervention”. Pharmacological Research. 2012;66(1):88–94. DOI: 10.1016/j.phrs.2012.03.011. Studio sull’associazione tra variante Q63R di CNR2 e celiachia in una popolazione pediatrica dell’Italia meridionale. PubMed.
  5. Knotts RM, Zylberberg HM, Jodorkovsky D, Green PHR, Lebwohl B. “Patterns of Marijuana Use Among Patients With Celiac Disease in the United States: A Population-based Analysis of the NHANES Survey”. Journal of Clinical Gastroenterology. 2020;54(3):242–248. DOI: 10.1097/MCG.0000000000001220. Analisi osservazionale sui modelli di consumo di marijuana; non è uno studio terapeutico. PubMed.
  6. Camilleri M, Zheng T. “Cannabinoids and the Gastrointestinal Tract”. Clinical Gastroenterology and Hepatology. 2023;21(13):3217–3229. DOI: 10.1016/j.cgh.2023.07.031. Revisione sui cannabinoidi e sulle loro funzioni gastrointestinali. PubMed.
  7. Lee Y, Jo J, Chung HY, et al. “Endocannabinoids in the gastrointestinal tract”. American Journal of Physiology – Gastrointestinal and Liver Physiology. 2016;311(4):G655–G666. DOI: 10.1152/ajpgi.00294.2015. Revisione sul sistema endocannabinoide gastrointestinale. PubMed.
  8. Rubio-Tapia A, Hill ID, Semrad C, et al. “American College of Gastroenterology Guidelines Update: Diagnosis and Management of Celiac Disease”. American Journal of Gastroenterology. 2023;118(1):59–76. DOI: 10.14309/ajg.0000000000002075. Linee guida cliniche per diagnosi e gestione della celiachia. PubMed.
  9. U.S. Food and Drug Administration. “What You Need to Know About Products Containing Cannabis or Cannabis-derived Compounds, Including CBD”. Informazioni ufficiali FDA su CBD, indicazioni approvate, possibili interazioni e sicurezza. FDA.
  10. U.S. Food and Drug Administration – Center for Drug Evaluation and Research. “CDER Investigators Address the Safety of CBD in a Randomized Trial”. 2025. Studio randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo sulla sicurezza del CBD e sugli enzimi epatici. FDA.
  11. Cue L, Chu F, Cascella M. “Cannabinoid Hyperemesis Syndrome”. StatPearls. Revisione clinica sulla sindrome da iperemesi cannabinoide. NCBI Bookshelf.

Nota editoriale: gli studi specificamente dedicati al sistema endocannabinoide nella celiachia sono relativamente piccoli e gran parte dei lavori meccanicistici principali risale al periodo 2007–2013. I risultati descrivono associazioni biologiche, alterazioni molecolari e possibili bersagli di ricerca. Non dimostrano che cannabis, THC o CBD siano una terapia efficace per la celiachia. Questo articolo ha finalità divulgative e non sostituisce il parere del medico.

Se Un Celiaco Ti Morde
Author: Se Un Celiaco Ti Morde

Qui praticamente dovrei scrivere la mia Bio. Ma ora non mi va. Prima o poi lo faccio. SE TU STAI LEGGENDO QUESTA BIO VUOL DIRE CHE SONO UNA PERSONA TERRIBILMENTE PIGRA! Quindi scrivimi "Sei pigro zi" in DM!

Se Un Celiaco Ti Morde
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